CREDO IN UN SOLO OBLIO

Bompiani



In una realtà indefinita, eppure così simile alla nostra, Antonio è fermo, immobile, paralizzato da un pensiero ossessivo che lo incatena al suo inferno interiore. Costretto a vivere con sé, ma con la vaga idea che senza sé vivrebbe meglio, Antonio deve tenersi occupato almeno quel tanto da non darsi scampo. Poi, un giorno va a farsi una foto per vedersi chiaro, per una volta come tutti: almeno certificato in un documento. Ma proprio quando è tempo di star fermo fa uno scatto improvviso, e viene mosso nella foto come non riesce a essere nella vita. E un movimento piccolo, la distrazione di un istante: ma basta a escluderlo dal ritratto e a sbalzarlo, per contraccolpo, in tutti quelli dell'umanità, sui quali, da lì in poi, campeggerà per un po' solo il suo volto. E' l'inizio di un lungo viaggio tragicomico in cui la foto diviene frontiera reale e metaforica fra due dimensioni: quella della "vita silenziosa" in cui Antonio di tanto in tanto si rifugia, e quella del mondo reale in cui, con ardore, è determinato a ristabilire un ordine fatto finalmente a misura d'uomo.

In un gioco di specchi tra chi è morto da vivo e chi è vivo da morto, Credo in un solo oblio è abitato da uomini che scendono a patti con le ombre e figli che nascono già nonni. Una vicenda surreale, costantemente deformata dalla lente dell'ironia e del paradosso, tratto distintivo dell'autore, il cui talento visionario ci consegna, in questa quarta prova, un'opera matura dai contorni - paradossalmente - iperrealisti. Il risultato è la realtà, sbattuta sulla pagina, del deserto dei sentimenti, la cui impossibilità trasforma il riso - che pure quella pagina muove con picchi davvero esilaranti - nella smorfia amarissima di una disperata urgenza d'amore. (Francesca Serafini)

"E la vera meschinità è che non possiamo amare mentre amiamo. Siamo troppo presi ad amare da dimenticar che amiamo."

"... Un'ossessione onirica che sembra trascritta direttamente da un sogno. Un mondo reale (?) e un mondo parallelo simili e terribili, con 'milioni di ombre inerti', 'di proiezioni', senza identità. Un libro folle e fortemente lirico. 'Quanti gesti inconclusi in questa valle di morti e di spettri, quante aspirazioni mancate' Antonio Rezza è unique" (Franco Battiato)